implantologia mazara del vallo

Per lo stesso motivo non si dovrebbero realizzare denti in metallo-porcellana su impianti.
I carichi occlusali e i traumi degli svincoli laterali dell'occlusione (movimenti di lateralità) portano l'impianto che è una vite in titanio avvitata nell'osso senza alcun tipo di sistema ammortizzante a dovere subire dei traumi che inevitabilmente con il trascorrere degli anni si tradurrebbero ad un fallimento implantare, frattura dell'impianto, perimplantite, frattura della porcellana difficilmente o quasi impossibile da riparare, bruxismo notturno, rumori durante la masticazione, dolori articolari, dolori alla schiena tradotti in disfunzioni posturali, ecc... allora si prescrive un byte notturno... "limitiamo i danni".

Ecco perché consigliamo capsule in metallo-composito dentale su impianti.
Materiale con una durezza Wichers ed una elasticità simile al dente naturale, abbrasione del prodotto durante la normale masticazione come se fosse un dente naturale quindi autolivellante, pochi traumi durante la masticazione, facile da riparazione alla poltrona, possibilità di restyling anche dopo svariati anni, possibilità di cambiare interamente il rivestimento estetico, facile da lucidare o smacchiare, ecc... in pratica oggi in commercio vi sono dei compositi che non hanno nulla da temere dalla porcellana dentale, in termini di estetica il che alla fine è quello che interessa al paziente. Forse il tutto si riconduce al fatto che non tutti sanno lavorare il composito, i costi di lavorazione e di acquisto del prodotto sono maggiori e si perde più tempo nella lavorazione quindi maggiori costi.

L’implantologia dentale è una branca dell’odontoiatria che si interessa della sostituzione dei denti mancanti con radici sintetiche ancorate nell’osso e che possono sostenere i denti (denti singoli, gruppi di denti o anche protesi complete, le dentiere). L’utilizzo di impianti permette anche di conservare integri i denti naturali presenti, infatti la protesizzazione degli impianti non coinvolge i denti naturali. L’obiettivo di ogni soluzione implantare è quello di conseguire una completa osteointegrazione (l'unione tra un osso e un impianto artificiale).

Oggi tra gli impianti disponibili sono preferiti quelli in titanio puro o in una lega di questo metallo. Il titanio infatti non provoca reazioni da corpo estraneo, stabilisce con l’osso una connessione diretta e permette la migliore osteointegrazione.

Per la sostituzione dei tessuti mancanti (la gengiva o l'osso, e in alcuni casi anche elementi dentari) si possono utilizzare materiali autologhi, vale a dire derivanti dallo stesso organismo umano che necessita del trapianto. Si può ad esempio utilizzare osso della cresta iliaca (anca) per aumentare la dimensione dell’osso a cui verrà ancorata la protesi, tecnica ricostruttiva che si è dimostrata clinicamente valida. È anche possibile utilizzare osso di banca derivato da individui diversi della nostra stessa specie (materiale omologo) od anche osso devitalizzato o altri tessuti che provengono da altre specie (materiale eterologo).

Chi può affrontare l’implantologia?
Possono affrontare l’implantologia quasi tutti. Una volta opportunamente valutato il paziente e le sue motivazioni, le sue condizioni generali di salute, l’osso disponibile e la sua qualità, praticamente quasi tutti i casi di edentulia parziale o totale possono essere risolti grazie all’uso degli impianti. Vi sono tuttavia alcune situazioni (se il paziente attraversa un periodo di particolare stress psicofisico, oppure durante una gravidanza ecc.), temporanee o permanenti, che possono sconsigliare la terapia implantare e per questo il paziente deve rispondere con totale sincerità alle domande che gli sono rivolte in occasione della visita preliminare.

L’età del paziente, di per se stessa, non è una controindicazione per l'utilizzo di impianti. Nonostante ciò, un paziente più anziano può avere problemi di salute che sconsigliano il ricorso alla implantologia. Per i pazienti in età adolescenziale, dove qualche volta si presenta la necessità di intervenire con impianti per sostituire denti andati perduti a causa di incidenti traumatici, è indispensabile aspettare sino a che non si sia realizzato un completo sviluppo osseo dei mascellari. Non si possono fare impianti su persone giovani prima del completamento della crescita (18 anni per i maschi, 16 anni per le femmine).

 
Tipi di impianto
Un impianti endosseo si inserisce nell’osso a cui viene fissato, e il suo impiego è possibile in presenza di un volume osseo adatto a tale inserimento. Può avere diverse forme, di vite, di cilindro, di lama, di ago (oggi gli studi scientifici riportano una percentuale di successi maggiore per gli impianti a vite e a cilindro rispetto alle altre forme).

Relativamente alla gamma di aspetti protesico-estetico gli impianti devono essere realizzati in modo da raggiungere il risultato voluto. Ci sono diverse variabili da tenere in conto, bisogna considerare il grado di riassorbimento osseo e varie altre caratteristiche anatomiche. Inoltre, i vari componenti dell’impianto sono concepiti per dare supporto a denti di diverse dimensioni: per ottenere un risultato ottimale è utile quindi effettuare una scelta corretta tra i vari diametri e morfologie implantari.

Carico immediato degli impianti
Si può entrare dal dentista con una dentatura che richiede estrazioni multiple ed uscirne con denti nuovi supportati dagli impianti?
Oggi le riabilitazioni protesiche su impianti sono forme di trattamento della edentulia molto diffuse e notevolmente predicibili, anche quando, in taluni casi, si applichino gli impianti e si inserisca la protesi in tempi notevolmente brevi, tra le 48 e le 72 ore successive alla fase chirurgica.

Esistono diversi protocolli di lavoro, ma la filosofia operativa su cui si basano è una procedura che ha i seguenti passaggi e obbiettivi:

1) Studio di fattibilità, che si basa sulla ricostruzione tridimensionale del supporto osseo.
2) La simulazione informatica sul modello reale del piano di trattamento concordato con il paziente.
3) La costruzione di una dima (modello sagomato) chirurgica in laboratorio.
4) La precostruzione di un dispositivo protesico che verrà adattato dall’odontotecnico dopo l’inserimento degli impianti e sulla base delle informazioni rilevate con un’impronta presa il giorno stesso della fase chirurgica.

La protesi così verrà inserita al paziente immediatamente o al massimo entro le 72 ore successive all’intervento. Il paziente non avrà più preoccupazioni per i 4 mesi successivi, quando, a fronte di una nuova impronta, verrà realizzato il manufatto protesico definitivo o verrà fatto un restyling a quello esistente.

Le soluzioni implantari stanno facendo progressi enormi. Vogliamo ricordare una serie di interventi complessi che consentono oggigiorno di risolvere problemi che si ritenevano irrisolvibili sino a qualche tempo fa e che ora sono entrati nella routine:

  • mini-rialzo del seno mascellare
  • grande rialzo del seno mascellare
  • rialzo del seno mascellare (anche con la procedura sinus lift)
  • innesti nel mascellare anteriore.

Tecnica All On Four

La All On Four (letteralmente tutto-su-4) è una nuova tecnica implantare, molto affidabile e molto veloce. Permette di riabilitare una bocca edentula con 4 impianti e una protesi fissa. In sostanza si utilizzano solo quattro impianti per riabilitare con la protesi una intera arcata dentaria (quando in genere le tecniche tradizionali necessitano di 6-8 impianti e protesi cementate).

Quando, in presenza di strutture anatomiche delicate (come nel caso di seni mascellari superiormente ed il nervo mandibolare inferiormente), non si possono inserire impianti senza procedure di rigenerazione ossea, con la procedura All On Four si può ovviare con una inclinazione dell'impianto a 30°, senza compromettere la stabilità e la durata del lavoro.

La procedura prevede una protesi provvisoria che consentirà al paziente di uscire dallo studio dentistico con tutti i suoi denti: nel giro di pochi giorni potrà così recuperare i traumi, pure minimi, legati all'inserimento dei 4 impianti fatti in giornata. Dopo 4 mesi si provvederà a sostituire la protesi provvisoria con una definitiva, più bella e precisa.

Prima dell'intervento è sempre consigliata una seduta di igiene orale. Poi, una semplice anestesia locale è sufficiente per inserire i 4 impianti e così avvitare il provvisorio, solitamente fatto di dodici elementi dentali bastanti a ricoprire l'intera arcata. Il paziente potrà tornare tranquillamente a masticare poche ore dopo l’intervento.

Tecnica All On Six

La tecnica implantologica dell’All On Six è una procedura chirurgica che consente la realizzazione, in un’unica seduta o nelle 24 ore successive (questo dipende dal caso clinico sottoposto), di una protesi fissa ancorata su 6 impianti dentali.

All On Four e All On Six, le tappe di questi interventi:

• Estrazione degli elementi presenti: il paziente è sottoposto all’estrazione degli elementi dentali da rimuovere.
• Inserimento degli impianti: inserimento di 4 o 6 impianti.
• Applicazione protesi: applicazione della protesi provvisoria ancorata agli impianti inseriti. La protesi sarà prima di tipo provvisorio e poi, generalmente nei 3-4 mesi successivi, sarà sostituita con una protesi definitiva.

La rivoluzione in implantologia - l'utilizzo del CGF

Il desiderio di ogni medico chirurgo, ed anche di ogni paziente, è avere un materiale che guarisca le ferite ed eviti tutte le sequele secondarie dovute alle procedure chirurgiche (edema, deiscenze, infezioni, ematoma, ect.) i fattori di crescita GF (Growth Factors) sono sicuramente le molecole che possono attivare questi processi. I GF svolgono un ruolo fondamentale sulla migrazione delle cellule, la proliferazione cellulare e l'angiogenesi in fase di rigenerazione dei tessuti. Questi GF si trovano soprattutto nel plasma sanguigno e nelle piastrine. Il CGF è un concentrato di GF, UN BIOMATERIALE RIPARATIVO, e viene ottenuto mediante prelievo di sangue venoso autologo (quindi il proprio sangue), a cui segue processo di centrifugazioe e separazione delle componenti ematiche.

Eliminati globuli rossi e bianchi, le piastrine, contenenti granuli ricchi di fattori di crescita, vengono iperconcentrate, e successivamente iniettate nei tessuti in cui si vuole stimolare la rigenerazione. La procedura avviene nel totale rispetto delle regole di sterilità, è priva di rischi e di effetti collaterali ed è disciplinata da una precisa normativa sanitaria.

Eccezionale coadiuvante nella rigenerazione ossea in implantologia. I fattori di crescita di derivazione piastrinica (CGF) vengono utilizzati al fine di accelerare il naturale processo di guarigione e di favorire la rigenerazione tessutale. Diminuzione dell'edema e del dolore post operatorio sono una costante di questo trattamento che ci permette di accorciare i tempi di recupero e di protesizzazione.

Le applicazioni cliniche sono molteplici in diversi campi della medicina, alcune ufficialmente riconosciute, altre in fase di studio, tra i più impiegati troviamo i "filler" utilizzati soprattutto nella chirurgia estetica.

Presso la Dental Medical Center è possibile usufruire di questo nuovo protocollo terapeutico.

QUALI FASI COMPORTA L’INSERIMENTO E LA MESSA IN FUNZIONE DEGLI IMPIANTI?

La prima fase della terapia consiste in un colloquio. Durante il colloquio devono essere fornite tutte le informazioni relative alla sua situazione dentaria. Il paziente deve avere ogni informazione per valutare consapevolmente, deve rendersi perfettamente conto dell’importanza e delle eventuali conseguenze dell’intervento. Il consenso del paziente viene richiesto per iscritto dopo un’esauriente spiegazione.

Se il paziente acconsente e se non vi sono controindicazioni, si procede alla fase dell’inserimento dell’impianto, dopo una semplice anestesia locale. Tale intervento ha una durata di circa 20-30 minuti per ogni impianto inserito. Dopo l'intervento, che non è doloroso, il paziente è perfettamente in grado di alzarsi dalla sedia e camminare in autonomia. L’intervento è preceduto e seguito dall’assunzione di farmaci, generalmente si tratta di antibiotici e antiinfiammatori.

Dopo alcuni giorni vengono rimossi i punti. Con la metodica tradizionale si attendono all'incirca da 3-4 a 6 mesi prima di procedere alla seconda fase chirurgica, che si concretizza nel collegamento di un "pilastro di guarigione" all’impianto. Dopo breve tempo il pilastro di guarigione viene sostituito con un moncone avvitato, che è il supporto prima per una corona provvisoria e in seguito per una corona definitiva (questa è la fase protesica).

QUAL È IL COMPORTAMENTO PIÙ CORRETTO PER MANTENERE GLI IMPIANTI?

È indispensabile effettuare regolari visite di controllo dove il dentista controlla le infrastrutture implantari e l'igiene orale praticata dai pazienti. Il paziente deve essere adeguatamente istruito sui vari mezzi e sulle manovre per praticare l’igiene degli impianti e dei denti residui. Da questo dipende in larga parte la possibilità di far durare nel tempo un impianto.

PIANIFICAZIONE

Una corretta implantologia abbisogna di un'adeguata pianificazione. Il paziente dev’essere esaminato clinicamente e radiologicamene, di modo che si possa prevedere quali e quanti impianti dovranno essere inseriti. Inoltre è sempre fondamentale un’approfondita discussione e valutazione delle necessità del paziente, pure in relazione alle varie esigenze e possibilità economiche.